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L’Italia non vuole Ipazia: censura per un film che non vedremo mai.

L’Italia non vuole Ipazia: censura per un film che non vedremo mai.
November 16, 2009 Gio

Si parla tanto di censura, di libertà apparente, di bavagli stretti stretti che chiudono la bocca. Per Ipazia, filosofa e scienziata alessandrina, neanche i secoli hanno allentato la morsa. Eppure, forse illusi, crediamo che dal 400 d.c le cose siano cambiate. Ipazia, la pagana Ipazia, oggi è protagonista di un film, Agorà, di Alejandro Amenabar, già mente di Apri gli occhi ( di cui Vanilla Sky è il remake), The Others e Mare dentro. Un film che l’Italia non vuole e, che per questo, non vedrà.

Simbolo della libertà d’espressione e del pensiero libero, Ipazia, è stata uccisa come migliaia di altri pagani ai tempi delle persecuzioni dai cristiani. Un periodo buio, che il Vaticano non vuole ricordare. Presentato al Festival di Cannes di quest’anno fuori concorso, Agorà non è stato accolto come ci si aspettava. Silenzi e dubbi, imbarazzo diffuso e poi la decisione, da parte delle società di doppiaggio italiane, di non effettuare la trasposizione. I cristiani del film, dipinti come crudeli assassini a caccia di dissidenti, non possono approdare in Italia; a Taiwan, in Thailandia e in Grecia, però, hanno già acquistato i diritti della pellicola. E’ stata Rachel Weisz a calarsi nei panni della matematica e filosofa alessandrina, che vive e opera in un mondo impazzito, in preda a raptus di violenza inaudita  a sfondo religioso.

Rachel Weisz nei panni di Ipazia.

Rachel Weisz nei panni di Ipazia.

Da ottobre sono partite campagne contro la censura immotivata che ha bloccato l’uscita del film nel nostro paese. Su Facebook un gruppo tiene aggiornati gli interessati con le novità sulla distribuzione del film; contemporaneamente, una petizione porta avanti la causa di Ipazia e del film di Amenabar. Raggiunto dopo la prima a Cannes, il regista, amareggiato, ha tenuto a far sapere a mezzo stampa che “il film non è certo contro una o l’altra delle religioni, ma contro ogni fondamentalismo e ortodossia”.

Lo stesso fondamentalismo che violenta l’immagine di una donna, simbolo di cultura e progresso, che continua a non essere accettata. Come se il passato non potesse smetterla di farle del male e di fare del male a noi, che della censura e di sterili posizioni fondate sul nulla non sappiamo che farcene.

5 Comments

  1. elena 8 years ago

    no comments
    paolo

  2. George Orwell 8 years ago

    Tranquilli: quando uscira’ il DVD sicuramente qualche anima gentile lo mettera’ sulle reti Torrent e eMule con i sottotitoli in italiano. Aspettare per vedere , gente di poca fede !
    —————–
    Non lo vedrete al CINEMA, poiche’ in italia c’e’ il pap (i)a, ma per fortuna ci sono tanti altri mezzi.

  3. frank 8 years ago

    <>

    Certo, ma il problema non è questo. Io di certo lo vedrò comunque, come te e altri informati e di buona volontà. Ma rimane il fatto che se davvero il film non dovesse uscire nelle sale, o anche il solo fatto che questo rischio ci sia stato, significa che siamo in una situazione incredibile e pazzesca, di certo non degna di una paese libero, civile o (almeno parzialmente) democratico. Non so quanti e fino a che punto se ne rendono conto: impedire di fatto a milioni di persone di vedere un film perché potrebbe non essere gradito ai vertici di una organizzazione religiosa significa essere molto più vicini a Teheran di quanto non vogliamo ammettere.

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