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Intervista a Mauro Saracino, nelle librerie con “La casa del demone”.

Intervista a Mauro Saracino, nelle librerie con “La casa del demone”.
October 6, 2009 Gio

Mauro Saracino è uno che ce l’ha fatta. E’ arrivato dove voleva, cioè sugli scaffali delle librerie italiane.

Lo incontro alla presentazione del suo libro in via Po a Torino. Lui, romano, trentanni, scrittore da sempre, parla spedito e in modo schietto del suo “La casa del demone“, edito dalla Asengard. Non vuole introduzioni nè presentatori, fa tutto da solo.

Racconta di sè, della sua creatura, del perché ha scelto l’horror.Strappa sorrisi e consensi anche a chi non ha ancora avuto modo di leggere il libro.

Sulla scia di altra interviste ad autori, come quella di poco tempo fa a Fabio Geda, anche Mauro Saracino si concede alle mie domande per farci capire come si arriva a diventare uno scrittore, quali sono le difficoltà, quali le soddisfazioni.

· Cominciamo dalle domande classiche: perché scrivi e perché proprio horror?


M.S : Diciamo che ho sempre cercato un modo per esprimermi, tanto che per molti anni ho suonato in vari gruppi, pubblicando anche un disco qualche anno fa, con una band chiamata «Midnight Forces». Quando ho deciso di mollare con la musica mi sono ritrovato con un mucchio di idee inespresse che presto sono diventate storie. Storie piuttosto cruente, per dirla tutta. Non posso farci niente: sono sempre stato attratto dall’horror, ci sono cresciuto. Ricordo ancora quando il martedì sera rimanevo sveglio fino a tardi con mio fratello per seguire «Notte Horror». Credo sia stato piuttosto naturale che, una volta di fronte al foglio bianco, le mie storie abbiano preso quel tipo di percorso.

· L’iter da seguire, per gli scrittori esordienti, consta di un passaggio fondamentale e per niente scontato: la pubblicazione. E’ stato difficile portare nelle librerie “La casa del demone”?

M.S: Non molto a dire il vero. Ho spedito il manoscritto a diversi editori e alla fine ho optato per l’offerta della Asengard.

· Data la tua esperienza, per fare lo scrittore, c’è un percorso formativo oggettivo da seguire, come corsi di scrittura creativa, laboratori, scuole di scrittura intensive, o ne basta uno personale e soggettivo, coadiuvato da una buona dose di motivazione e da un’ idea editoriale geniale?

M.S. : Non saprei cosa dirti al riguardo di scuole di scrittura creativa o laboratori, visto che non ne ho mai seguiti. Quello che so è che di sicuro bisogna leggere molto. Non solo: occorre leggere con metodo. Le tecniche da utilizzare sono presenti in ogni romanzo che leggiamo, tutto sta a voler imparare. L’idea editoriale geniale, fine a se stessa, non credo possa esistere. Mi spiego meglio: è possibile trovarsi di fronte a una trama inesistente scritta con maestria (mi viene in mente l’ultimo di Graham Masterton, un capolavoro di tecnica), ma difficilmente vedremo in libreria una storia brillante scritta a… mi verrebbe da dirlo alla romana, ma te lo risparmio!

· La casa del demone” non è che la prima parte di una saga, che sarà seguito da un secondo romanzo attualmente in lavorazione: non credi sia pericoloso, per un autore esordiente, lasciare in sospeso una storia, quando non ha ancora un pubblico di lettori “stabile”?

M.S. : Effettivamente è pericoloso, me ne rendo conto benissimo, ma qui torniamo al discorso di prima: sono un estremista. L’idea era quella e l’ho sviluppata a modo mio. Il tempo dirà se ho fatto bene o male. In ogni caso ho un mucchio di altre idee che esulano dal discorso «demoni», alcune in fase di realizzazione, altre solo in fase di paranoia mentale.

Sono pochi gli scrittori che esordiscono con un romanzo, molti, per anni, si dedicano a racconti e raccolte: tu quanti ne hai nel cassetto?

M.S. : Con questa domanda colpisci il mio tallone d’Achille! Non mi sono mai piaciuti i racconti e ne ho scritti pochi. Ho sempre pensato che una bella storia, con dei bei personaggi, abbia bisogno di tempo (e pagine) per dispiegarsi. In linea di massima mi viene da considerare un racconto come un romanzo incompleto (fatta eccezione per quelli di King che, andando a stringere, sono dei mini romanzi).

Hai mai partecipato a concorsi letterari o diffidi dal valore di certi premi?

M.S. : Una volta soltanto. Era un concorso gratuito per fortuna e ha vinto un romanzo chiamato «lo zappatore felice», o qualcosa di simile. Non ho mai più voluto ripetere l’esperienza (e lo zappatore felice lo sogno ancora di tanto in tanto). Ammetto di non nutrire molta fiducia nei confronti dei concorsi, tantomeno letterari e, persino meno, italiani.

Che effetto ti ha fatto vedere il tuo libro sugli scaffali di una libreria accanto a quelli dei tuoi miti letterari?

M.S. : Davvero una bella emozione. Quello è il momento in cui vedi il tuo romanzo come «altro da te». Un po’ come quando tuo figlio va via di casa, immagino.

Trovo che l’horror sia un po’ targettizzato e che questa selezione elimini una buona fetta di potenziali lettori. Ti lancio una sfida: riusciresti a convincere una lettrice come me, che tra parentesi, non ha mai visto finire Jurassic Park (perché terrorizzata, per farti capire il livello di sopportazione) ma apprezza i buoni libri, a leggere il tuo “La casa del demone”?

M.S. : In qualche modo trovo giusto che l’horror puro sia un genere di nicchia. Se andiamo a vedere, tutti i tentativi di renderlo cool al grande pubblico sono diventati delle penosissime storie d’amore (e non parlo solo di «Twilight», anche la serie di «Underworld» mi ha fatto imprecare in più di un’occasione). Nel tuo caso… ti consiglierei di leggere il mio prossimo «Convivenza Al Buio», che in fondo è solo un mezzo horror. Ti dovesse piacere il mio stile, credo potresti trovarti a tuo agio anche nei meandri de «La Casa Del Demone».

Cosa consiglieresti a tutti quelli che vorrebbero scrivere un libro o ne hanno uno finito che vorrebbero pubblicare?

M.S. : Consiglierei di non accettare mai consigli da me! A parte gli scherzi, non credo di avere un’esperienza tale da dispensare consigli in giro. Tra l’altro viviamo in una società in cui essere spacciatori di consigli sembra essere l’occupazione primaria. Almeno questo non rientra nei miei innumerevoli difetti.

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