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Diverso da chi? Storie di tutti i giorni al cinema.

Diverso da chi? Storie di tutti i giorni al cinema.
March 17, 2009 Gio

Sono belli, sono bravi, sanno recitare e fanno i gay. Questi i nuovi ingredienti del film Diverso da chi? nelle sale da venerdi 20 Marzo. Sapientemente mescolati a una buona dose di politica, imperniati su valori diversi (Da chi? Da cosa?) il piatto che Umberto Cartemi, il regista, ci mette davanti, riprende temi cari al cinema d’autore, quello del vecchio e del nuovo Ang Lee, ad esempio, e dell’ultimo Sean Penn, illustre vincitore del premio Oscar per Milk, che narra le vicende di un consigliere, il primo in politica a dichiararsi ufficialmente gay.

Diverso da chi? con Luca Argentero, Filippo Nigro e Claudia Gerini, ci immerge direttamente in un clima non nuovo a noi italiani: quello delle cose non dette, o di quelle dette ma ignorate, o ancora di quelle sapientemente insabbiate per non destare turbamenti alla massa. La massa, in questo caso, è la popolazione di un comune del Nord-est che si ritrova a dover scegliere come sindaco, tra gli altri, un dichiarato omosessuale, per di più convivente con un uomo. In più, senza un filo di buon gusto, i due non nascondono di amarsi follemente. Azzardo troppo grande per una comunità conservatrice e per i diligenti politici del paese, che decideranno di porre fine allo scempio mettendo sulla strada della (vincente) accoppiata gay  Argentero-Nigro una biondina molto chic, molto bon-ton e molto Claudia Gerini, per di più in grande forma.

Del suo personaggio, Filippo Nigro ha detto: “Nel film non sono una moglie, la macchietta di una donna petulante che rimprovera al maritino di non prestarle attenzione” e aggiunge “Non ci sono parti prestabilite. Tra Remo (il suo personaggio, n.d.r.) e Piero c’è solo un grande amore, disturbato dalla malizia della gente“.

E sulle possibili polemiche che, una volta uscito nelle sale, il film potrebbe suscitare: “Forse qualche scena potrà creare imbarazzo. La troupe stessa, a girare alcune scene un po’ più esplicite, non sembrava molto “sciolta”. Ma se questo film riuscirà a far parlare di argomenti seri, come le famiglie allargate, i diritti per le fasce sociali più deboli, il mancato interesse dei politici per certe questioni troppo spinose” conclude ” avremo raggiunto il nostro obiettivo”.

La pellicola, che si preannuncia ironica e, in certi tratti parodistica – non è certo un caso che il simbolo del partito di Piero-Argentero ricalchi quello del nostro Partito Democratico – ha scelto una linea soft e non documentaristica, nè d’inchiesta.

Diverso da chi? lancia una domanda precisa, cui lo Spettatore è tenuto a rispondere e che apre uno spiraglio per molte altre questione che si preferirebbe tenere in sospeso.

Se Roberto Bolle dice di essere gay e poi ritratta, qual’è il motivo?

Se la Rai decide di mandare in onda I segreti di BrokeBack Mountain e poi taglia le scene chiave perché dichiaratamente omosessuali, di chi è la colpa?

Se essere gay significa ancora essere malmenati per strada da passanti indisposti, dove possiamo rintracciare i colpevoli?

Un film non cambia la mentalità, ma costringe a tenere gli occhi aperti, fino alla fine. E se anche gli occhi dovessero abbassarsi, le parole sullo schermo continuerebbero a raggiungerci. Perché non c’è niente di meglio che gridare a gran voce chi siamo, per far capire agli altri che non c’è nulla a cui possano appigliarsi per definirci diversi.

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