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Dylan Dog, storia di un galantuomo

Dylan Dog, storia di un galantuomo
March 11, 2009 Gio

Un amico. Quell’amico che tutti vorrebbero, che tutti chiamerebbero in casi di estrema difficoltà. Mostri, fantasmi, ombre, paranoie. Ha un rimedio a tutto, Dylan Dog, nato nel 1986 dalla magica penna di Tiziano Sclavi, fortunato personaggio di fumetti  d’autore, ex alcolista,  indagatore dell’incubo e dei suoi meandri, gran sopportatore del suo assistente Groucho, tombeur de femmes illustre. Parlare di lui, ancora, negli anni difficil delle morti inutili, dei terrori fondati, dei ragazzini marci, degli omicidi senza assassino, delle violenze sessuali al parco, significa rivalutarlo in quanto fenomeno sociale, che, tra l’altro, ha influenzato gran parte degli anni ’90, e che ancora oggi ha i suoi proseliti.

Se parli di Dylan Dog sai già che finirai a parlare di tutti i drammi sociali da cui siamo afflitti, perché ogni fantasma si porta dietro la sua coda di problemi concreti, veri e vivi, e ogni mostro un dubbio atroce. Dal primo spirito nel frigorifero ( num. I), di anni ne sono passati tanti: oggi più che mai è forte l’impegno dei vecchi e nuovi story tellers che si avvicendano sulle pagine degli albi. In primo luogo, tenere vivo il contatto con i tempi moderni.

Se il tuo vicino di casa ammazza te e tuo figlio, allora quello diventa l’incubo, di cui ogni individuo ha paura, quello che lo terrorizza.

Come trasportare tutto questo in poco più di un centinaio di pagine, in una Londra sospesa nel vuoto, dove sembra che la tecnologia non esista, dove un uomo, vestito sempre allo stesso modo (in un albo, Dylan compra dodici completi uguali-giacca nera, jeans, camicia rosso sangue- e dodici paia di Clarks), orgoglioso sul suo maggiolone scassato dalla targa strana e inquietante,  su cui si aggira impietoso per scovare l’origine della sofferenza umana?

Le tavole si susseguono senza sosta, in un gioco di richiami letterari, citazioni famose, canzoni celebri, negli ultimi anni, a detta di molti, con meno vigore di una volta. Le storie sono meno fatali e meno letali, può conformi a uno stile commerciale che a uno intimista  e letterario.

Dylan è sempre lui, veste sempre allo stesso modo. I numeri “tondi” (albo num.100 e 200, più qualche albo speciale), ci hanno detto un po’ di cose di lui, e l’hanno reso più tormentato e meno duro di una volta.

Perchè inserire un pezzo che parla di Dylan Dog e del suo universo di carta nella categoria attualità?

Perché non c’è niente che più riflette la società di oggi, in cui il mostro è uno qualunque, in cui non puoi nasconderti dai pericoli reali e da quelli della mente.

Una società dove purtroppo non c’è un indagatore dell’incubo che viene a salvarci, e che, con sentimenti di pietà e umanità ci mostra un lato che, come individui, abbiamo perso per strada molto, molto tempo fa.

E per chi non avesse mai letto un Dylan prima d’ora..che lo faccia, adesso, subito. Senza pensieri.

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