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I love shopping (tutto da leggere)

I love shopping (tutto da leggere)
March 1, 2009 Gio

Mai andare al cinema se il film che vi piacerebbe vedere è tratto da un romanzo cui siete affezionati. Meglio morire di curiosità che non di delusione, è il motto in questi casi.

Il problema sono i tempi cinematografici. Inutile dire: sarebbe stato facile se avessero fatto così, sarebbe stato più bello se lo sceneggiatore non avesse saltato quel passaggio importante, sarebbe stato uguale uguale al libro se solo non avessero tagliato quel personaggio, o quella scena fondamentale.

Già critici letterari, un po’ a ragione un po’ a torto, biasimiamo la macchina cinematografica se stravolge un ritmo che conosciamo bene. E questo ragionamento vale per tutti i tipi di film e per tutti i tipi di romanzo.

Anche se si tratta di I love shopping (Sophie Kinsella), ad esempio. Senza storcere il naso, dichiarando candidamente che si tratta del libro (anzi, della saga) più deliziosamente leggero che abbia mai letto. Non si parla di alta letteratura, ma di un caso editoriale, giunto al quinto romanzo a tema. E che, giusto venerdi, è finito, ahinoi, al cinema.

Si penserà che il target cui il film è rivolto sia una massa di quattordicenni fashion addicted, al massimo qualche ventenne affezionata alla lettura d’infanzia.  E invece no. Personalmente, non più quattordicenne nè tantomeno ventenne, al cinema a vedere I love shopping (P.J. Hogan- Il matrimonio del mio migliore amico, Peter Pan) sono andata anche io.

Come tutte le amiche di Becky Bloomwood, l’insensata protagonista shopaholic, non potevo perdere la trasposizione per il grande schermo. Per poi scoprire l’amara verità: anche se non si tratta di alta letteratura, certi passaggi, scene, personaggi, dialoghi mancati deludono allo stesso modo (l’ultima cocente delusione, di cui ancora non ho superato i livelli, fu con “Via col Vento”, ebbra com’ero del romanzo).

SI parlava del target: non credo che gli sceneggiatori e i produttori avessero calcolato l’ingente folla di fidanzati accompagnatori che, con l’entusiasmo di un condannato a morte, si dirige, in questi giorni di programmazione, verso la sala buia con la propria partner entusiasta.

Risultato? Gli spettatori più felici sono proprio loro, che del libro non ne sanno nulla, e si godono due orette di relax davanti alla tiepide avventure della super-chic Becky.

Se un personaggio è ben costruito, ciò che si chiede a uno che decide di fare un film proprio su di lui, è di mantenere le fattezze psicologiche originarie, tanto più se sussistono a priori, senza trucchetti, artifici, già sulla carta stampata.

Prendendo come esempio l’accozzaglia di episodi, frutto di un collage mal distribuito, del film di ieri, si può ben dire che fare tanti soldi, magari sulle spalle di ingenui fidanzati accompagnatori, fosse l’intenzione dei produttori di I love shopping, confession of a shopaholic, con una frizzante e sconosciuta Isla Fisher, molto sciacquetta, ma sapientemente costruita, mai traballante sul suo tacco 12 Jimmy Choo, strizzata in completini leopardati in un mix di colori molto glamour ma incomprensibili ai più, sempre in giro per negozi, con la piega perfetta e l’immancabile sciarpetta di Denny e George. La domanda è: può un’imperterrita compratrice compulsiva come Becky Bloomwood redimersi per amor di trama? Come dire: può Dylan Dog smettere di sopportare Groucho e di cacciare fantasmi, o Montalbano di mangiare la pasta ‘ncasciata, o Rossella o’Hara di essere un egoista patentata?

La risposta, ovvia, evidentemente non faceva troppa scena, e poteva risultare troppo politically uncorrect in questi tempi di burrasca causa crisi economica. Meglio farle vendere tutti i suoi vestiti per pagare i debiti, farla diventare più buona, magari meno fashion, e rovinare così un bel personaggio da romanzo che ha fatto ridacchiare molte di noi (ragazze) leggendo delle sue avventure, e tutti i nostri fidanzati al cinema.

1 Comment

  1. Morgana 8 years ago

    Io ho letto tutti i libri della serie I love shopping e sono affezionata al personaggio
    di Becky che, a prima vista sembra una ragazza fatua ossessionata solo dalla moda, ma che si rivela, alla fine di ogni romanzo, saggia , intelligente e di buon cuore. Non ho visto il film perchè già leggendo le recensioni non mi sembrava coerente col libro. Di solito è sempre così, la trasposizione sullo schermo di un ‘opera letteraria è abbastanza deludente, così spesso il libro me lo leggo dopo aver visto il film, per non rimanerci troppo male.

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