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“Hell”: storia di ordinaria adolescenza.

“Hell”: storia di ordinaria adolescenza.
February 26, 2009 Gio

“Sono una troia. Di quelle insopportabili; della peggior specie, una troia del XVI arrondissement, più agghindata dell’amante del tuo capo. Se sei cameriere in un posto “in” o commesso in una boutique di lusso, come minimo ci vuoi vedere morte, a me e a quelle come me. Ma siccome non si uccide la gallina dalle uova d’oro, la mia razza insolente perdura e prolifera…”

Comincia così il romanzo scandaloso di turno, quello che sistematicamente sconvolge i lettori (per i contenuti), le vendite (per i numeri elevati, contro ogni insana aspettativa), l’idea che abbiamo di certe categorie sociali (adolescenti fumati e ninfomani, ovviamente).

Il romanzo sconvolgente in questione è Hell, l’autrice è Lolita Pille, francese, strana, occhiali dalla montatura retrò, quelli delle ultime tendenze, per intenderci. Un’ intellettualoide, ex ragazza selvaggia della Parigi bene, che nel suo romanzo d’esordio racconta le vicende autobiografiche degli anni della sua turbolenta adolescenza.

Scritto a 17 anni, pubblicato a 19, Lolita, un nome letterario, malizioso quanto basta per incuriosire, rilascia interviste in cui dice di aver superato l’epoca della selvaggia corsa al lusso, del sesso senza libidine, della sniffata facile. Ora è fidanzata, non vive più dove viveva prima, e già questo è stato discriminante per il cambiamento.

Non è la prima adolescente (ormai ex tale, ma si tenga presente l’età in cui ha scritto il romanzo) che sbatte in prima pagina strane vicende di cui non vedremmo mai protagonisti i nostri figli. Prima di lei, un’illustre lista di giovinette intente a raccontarci dei loro amanti, del loro mondo marcio, del loro sguazzarci dentro. E noi lettori, con loro, curiosi fino al parossismo, guastiamo il sapore amaro (ma sempre stuzzicante) della loro favola nera mentra si scioglie come un mascara che sporca le guance sotto i nostri occhi.

Quella di Lolita è una storia raccontata con crudezza, la si legge tutta d’un fiato. Parla dandoti del tu, e si rivolge proprio a te, che di quel mondo dorato non ne sai nulla e la guardi sprezzante mentre sfreccia ai 150 sulla sua macchina di lusso. Gli amici sono valutati in base al numero e alla qualità di accoppiamenti; tutti si drogano, con la stessa frequenza con la quale strisciano la carta di credito per l’acquisto dell’ennesimo vestito griffato.

“E tu che sogni la nostra opulenza eclatante e dorata…è tutto un bluff. Soldi, macchine, amici, case sparse ovunque, libero accesso ovunque… E sempre senza avere un tubo da fare. Se non sputtanarsi a vicenda. La verità è che ci rompiamo profondamente perché non abbiamo più niente da desiderare.”

Lolita conclude così già il primo capitolo. Andando avanti, ancora droga, ancora sesso, ancora vuoto e nullafacenza. Non c’è niente di più normale per questi ragazzini troppo ricchi e troppo spocchiosi, e niente di più difficile.

E così come nel suo romanzo la vediamo turbata e snervata dalla scelta di una borsa Gucci piuttosto che Prada, oggi, la ritroviamo più grande, più strana, più comprensiva di un tempo nei confronti di sè stessa.

Cosa fanno gli adolescenti di oggi, a spasso da una governante all’altra, mentre i genitori producono e si dileguano?

Forse non quello che racconta Lolita Pille, ex adolescente selvaggia, ora intellettualoide di sinistra con gli occhiali troppo grandi per il suo viso. Non parla più di sesso, ma, una volta, a 17 anni, ha scritto un libro, dice, e quel libro l’ha aiutata a voltare pagina, a cambiare casa, vita, giro di amici.

Il libro costa intorno alle 15 euro, una cifra che, ai tempi, avrebbe fatto storcere il naso all’autrice: troppo economico, mon Dieu, una cifra da pezzenti della Banlieu. Già un caso in Francia, da poco in Italia, pubblicato da Fazi editore, lo trovate in libreria. Da comprare, e non per sconvolgersi o gridare allo scandalo. Per quello basta guardare il tg, ascoltare le notizie di cronaca che riguardano i ragazzetti d’oggi, intenti a darsi fuoco, a violentare ragazzine ubriache marcie con il manico di un badile, a organizzare festini, e a filmarsi mentre fanno queste cose.

Il passo successivo? Porsi delle domande. Quale scusa troveremo questa volta per non farlo?







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