web
statistics

La notte degli Oscar tra flash e vincitori annunciati

La notte degli Oscar tra flash e vincitori annunciati
February 23, 2009 Gio

Chissà che sensazione dà passeggiare sotto i flash dei fotografi sul red carpet per eccellenza.

Chissà se le star, quelle vere, quelle degne di tale nome, si rendono conto, se si emozionano, se non vedono l’ora di finire la passerella per scongiurare il pericolo di cascare dal tacco 12, se sentono le farfalle nello stomaco, se attraversano incuranti la coltre di giornalisti (a caccia di spalline che scivolano, di abiti sbagliati, di pettinature scadenti).

Perché la notte degli Oscar, che ieri sera ha premiato alcuni tra gli attori più meritevoli degli ultimi anni, prima di essere una ricorrenza annuale, è una cerimonia; prima di essere una manifestazione culturale e cinematografica, è un evento. E allora, tutto ciò che più si confà all’evento va applicato alla notte delle stelle, quella in cui si consacrano attori e se ne adombrano altri.

C’erano ovviamente tutti, in abito da gran gala, c’erano quelli che fanno commediole romantiche tutto l’anno, che escono con un film ogni decennio, quelli che, tra un‘ adozione e un po’ di beneficienza, hanno trovato il tempo di sfilare tutti agghindati.

Nessuna novità: le nomination parlano chiaro mesi prima della cerimonia. Spifferi qua e là, qualche parolina di troppo e anche l’evento più blindato dell’anno ha dato segni di cedimento nelle informazioni sui vincitori.

I vincitori, da canto loro, tutti esultanti. Brillanti e preparati. Il discorso post-vittoria è IL DISCORSO, d’altronde.

Fallire non si può. Le battute devono essere abbastanza simpatiche, abbastanza commoventi, le lacrime devono essere copiose ma non traditrici: il trucco deve reggere per tutta la notte.

Insomma, basta guardare la felicità di Kate Winslet, finalmente trionfatrice, dopo anni di nomination, per il suo ruolo da protagonista in The Reader.Mentirei se dicessi che non ho preparato il discorso”, ha detto l’attrice, ammettendo di aver usato un flacone di shampoo per microfono. Benedetta sincerità, già la immaginiamo davanti allo specchio, come una qualsiasi mortale, a balbettare i suoi “Special thanks to God and my family”. Essere considerata miglior attrice non deve essere male, dopo quindici anni di carriera, più la dovuta gavetta, quando di anni non ne hai neanche quaranta.

Stessa emozione per Penelope Cruz, che si è portata a casa la statuetta di migliore attrice non protagonista. Quel non-protagonista a volte trae in inganno: ma in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, oltre a essere insopportabilmente bella e insopportabilmente provocante, è anche decisamente brava. Alla sua prima statuetta, ha detto nel discorso di ringraziamento: “E’ mai svenuto qualcuno quassù?”. La risposta è no, Penelope. Ma se fossi stata tu la prima sarebbe stato tutto un frusciar di gonna e paillettes.

Un’inquadratura indegna di Angelina Jolie la ritrae tremante e con gli occhi preoccupati in attesa del responso finale: ma il suo film, Changeling, evidentemente non è bastato per soffiare la statuetta alla Winslet. Ci resta la consolazione che anche lei, divina e bella com’è, si macera nel nervosismo, mentre svariate rughette d’espressione si palesano sulla sua candida fronte. E Jennifer Aniston, in veste di premiatrice, non le ha rivolto neanche uno sguardo: né a lei, né a Brad. Se lo avesse fatto ne avrebbe goduto ( ma siamo sicuri che l’Oscar mancato della sua rivale sia bastato a darle soddisfazione).

Sean Penn, dopo le fatiche da regista con Into the Wild, ha vinto l’Oscar come miglior attore per Milk, e ha deciso di dedicare il Discorso alla causa degli omosessuali e dei matrimoni gay. Chissà cosa direbbe Povia (ma potremmo ben immaginarlo).

Miglior film quello di Danny Boyle (migliore regista), con The Millionaire, che si porta a casa ben 8 statuette. Il suo film Bollywoodiano, oltre ad aver messo d’accordo critica e pubblico, cosa abbastanza difficile, ha consacrato la capacità di questo regista e ne ha messo in luce l’eclettismo.

Infine, la statuetta più discussa, quella più attesa: Heath Ledger, ce l’ha fatta.

Morto giovanissimo per overdose (Di farmaci? Di droghe? Disattenzione? Suicidio?), simbolo di una generazione alla deriva, che dei lustrini, forse, non sa che farsene, Ledger si è aggiudicato la statuetta come miglior attore non protagonista per il ruolo di Joker, ne Il cavaliere oscuro. Cattivo è cattivo, bravo decisamente, folle quel tanto che basta per oscurare il già tenebroso Batman, che, giustamente, nessuno si è filato. E allora, da morto, Heath Ledger continua ad avere i suoi momenti di celebrità. Chissà se li rimpiange o se, tornando indietro, decidesse lo stesso per la parola fine.

Lui sul red carpet non c’era ieri sera, ma tutti gli altri si. A celebrarsi, ad applaudirsi l’un l’altro, a ringraziare. A constatare la propria grandezza, misurandola con un omino tutto d’oro.

1 Comment

  1. akio 8 years ago

    anna praderio è disperata perchè la coppia pitt-jolie non ha portato a casa nemmeno l’invito!

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*