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Lezioni di tv: cosa guardare e cosa evitare

Lezioni di tv: cosa guardare e cosa evitare
February 22, 2009 Gio

Guardare la tv è una malattia contagiosa. Non c’è bisogno di spiegare o rettificare questa frase: la questione, nuda e cruda, è proprio questa. Se siamo ciò che guardiamo alla televisione, decisamente, e se la suddetta è solo un virus che si trasmette in modo casuale e velocissimo, allora vegetiamo in un avanzato stato terminale. E mi scusassero gli impegnati in cause sociali che tanto tengono banco ultimamente: non c’è altro modo per spiegare la sistematica crisi che, da spettatrice e critica potenziale, periodicamente, vivo.

Una lobby mediatica che incontra il nostro favore, perché, in uno scambio equo, ci regala qualcosa. Programmi, canzoni, vip, vicende, approfondimenti. Parole, messaggi, pepe, sesso, zucchero e risate, l’ultima cosa solo quando siamo fortunati. Ci lamentiamo del trash e guardiamo il trash. Discorso pericoloso. Sul trash la gente ci si costruisce carriere, tra critici che lo smontano, autori che lo fanno, protagonisti che contribuiscono alla sua evoluzione, conduttori che lo orientano, un entourage inossidabile e indistruttibile. Una contraddizione in termini: non vogliamo donne nude, facili lacrime, litigi montati, vecchi recriminazioni, falso buonismo, e passiamo su canale 5 le nostre domeniche, da bravi voyeur, a guardare “Questa Domenica”. E cosa sarebbe la tv senza certi esempi lampanti di marciume indefinibile? Com’è stato possibile, che, dopo anni d’oblio, il “Grande Fratello” sia uscito nobilitato dalla guerra dei palinsesti invernali? Eppure odiamo le urla, e, da bravi italiani cortesi, ci disturbano le cattive intenzioni e la maleducazione. Preferiremmo evitare le sconcerie e le bassezze lessicali, mon Dieu, che insolenza, eppure il lunedì sera nominiamo, tifiamo, escludiamo, ci commuoviamo per il giovinetto di turno che ci affligge con i suoi problemi sociali. “So chi sono io, anche se non ho letto Freud”, diceva Samuele Bersani, e noi tutti concordi con una simile ammissione. Eppure i vari psicoterapeuti, psicologi, analisti, pranoterapeuti, opinionisti de ‘noantri popolano gli schermi senza remore di sorta, perché siamo noi a volerli.

La crisi economica ci getta nello sconforto più totale, assoggettati alle logiche di mercato più di quanto vorremo, attenti alle incomprensibili discese e agli impensabili innalzamenti della borsa, oculati nelle scelte, sempre consapevoli della precarietà: eppure, alziamo il telefono, e televotiamo.

Un qualunque analista ci direbbe, comodo dalla sua poltrona d’onore nel salotto televisivo di turno, che mandare un sms per decidere delle sorti di un altro, in bene o in male, ci regala quella sensazione di potenza, quella consapevolezza di gestire ciò che accade sotto i nostri occhi, di essere specchio degli orientamenti che noi ci siamo prefissati. Come se tutti non sapessimo che il televoto non esiste, come se dovesse arrivare “Striscia la notizia” e un Gabibbo qualsiasi a informarci che i call-center si fanno pagare per inviare voti a quello che tira di più, che più litiga, che più fa sesso, che più fa pena. Ora ci sono i dati, certo, evidenti sono le prove: chissà chi ha aperto la falla per smantellare un simile armamentario di bugie ad hoc, pronte a salvaguardare le tasche di imprenditori capaci (e rapaci). Oggi possiamo gridare a gran voce che noi lo sapevamo, si, che era tutto una truffa, che non è vero che dopo la vincita al “Milionario” di Gerry sei più ricco, perché i soldi non te li danno mica, che a Sanremo è tutto deciso e che Albano non può essere eliminato perché una buona fetta di telespettatori che ancora, imperterrito, si sorbisce 5 serate del polpettone, non conosce che lui, che quelli dei reality tanto sconosciuti non sono, che Maria de Filippi è una furbetta e che quelli di “Studio Aperto” autorizzano chiunque, anche la sottoscritta, ad auto-definirsi giornalisti, dato che lo fanno per sé stessi.

E’ una tv che gode della morte, ancor più se è in diretta, ancora più se più fa audience, che discute di aria fritta perché, si sa, quando una cosa è fritta è sempre più buona, che crea degli eventi e oltretutto li gestisce male, che abbassa gli occhi, compassata e dolorante, davanti al malessere del Terzo Mondo e poi regala milioni di Euro a un povero derelitto che non sa far nulla, ma, oh, come era spontaneo davanti alle telecamere, e poi, nel canto è una vera bomba.

E’ una tv che biasima i bulli e poi manda video di furibonde litigate e strabilianti bassezze al ralenti più e più volte e da diverse angolazioni per inquadrare meglio la situazione. E’ una tv che si pente dei misfatti e li mette su piazza solo per poi regolarne i conti in pubblico.

E noi lì, a digitare un nome spazio cognome sul cellulare, sperando che la nostra voce sia abbastanza forte da sovrastare quella di chi ha già deciso.

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