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Lost: anteprima sulla quinta serie

Lost: anteprima sulla quinta serie
February 3, 2009 Gio

Sono pochi i piaceri che ci da la tv. Specie in questo clima da reality, che aleggia incurante sopra le nostre teste come una spada di Damocle.
Che prima o poi cadrà miseramente, e solo allora ci verrà da dire: “Caspita! Forse sarebbe stato meglio se avessi spento prima!”.
Insomma, il panorama tv non prospetta nulla di soddisfacente: tettone, litigi, opinionisti, e ancora, litigi tra opinionisti sulla questione spinosa: tettone si tettone no.
Un circolo vizioso, ça va sans dire.
Eppure, qualcosina si salva. Un serial che sta letteralmente tenendo sui carboni ardenti milioni di telespettatori nel mondo.
Si parla di Lost, ovviamente. Un crudele, frustrante, geniale gioco al massacro. Dei nervi di chi lo guarda, chiaro. Ormai approdato alla quinta serie (attualmente in programmazione in America), continua a non deludere i suoi fan. Per la sceneggiatura, ricca di richiami e di citazioni, di colpi di scena e drastici capovolgimenti; per i protagonisti, bravi ed emblematici, very lost people, nei dialoghi originali, ovviamente; per il fenomeno parallelo, che in America tutti conoscono come la Lost Experience, e che ha lanciato sul mercato oggetti di culto, marchiati Dharma (la misteriosa cospirazione intorno a cui tutto ruota) e un sacco di altri fenomeni di costume e marketing intimamente legate alle vicende dei nostri naufraghi.
Naufraghi, si, per chi non lo sapesse (pochi). Naufraghi caduti con il classico aereo, il mitico volo 385. Ma questa è storia vecchia. Come quella dell’uomo che preme un tasto ogni 108 minuti per salvare il mondo. Come quella del fumo nero, degli “Altri”, dei flashback che ci riportano indietro, e dei flashforwardLa tentazione di bisbigliare due o tre spoiler della quinta serie è forte, ma resisterò: darò per scontato che abbiate già visto e rivisto la quarta. Si diceva, i naufraghi. Storie intrecciate, destini incrociati nell’aereo che precipita, strane presenze, misteri in apparenza irrisolvibili. Ma i lost fan di tutto il mondo hanno imparato la lezione di J.J Abrams, produttore della serie e di tutti gli sceneggiatori: niente è come sembra, mai, assolutamente. E se a volte, quasi quasi, ti vien da credere al paranormale, alle sparizioni inspiegabili, alle improvvise apparizioni, agli spostamenti nel tempo (oops, mi è sfuggito!), sei subito riportato con i piedi per terra: l’esperieza di Jack, Kate, Sawyer, Locke e gli altri è troppo terrena, troppo vera, ben congeniata in ogni dettaglio, oliata in ogni suo piccolo ingranaggio. Che Dio ci aiuti, prima o poi arriverà la fine: e il nodo sarà sciolto. C’è chi spera che il momento venga presto: l’attesa è snervante. Altri vorrebbero che non arrivasse mai. Forse la sesta stagione svelerà l’arcano dell’Isola: è solo un inferno dalle sembianze paradisiache, o un luogo onirico, mai esistito? Spiegare cosa è Lost a chi ha deciso di non seguirlo è difficile: per questo, da accanita fan, propongo a queste persone di guardare la prima serie, che racchiude un po’ tutto il succo e la filosofia di una serie particolare negli intrecci e geniale nello svolgimento, mai retorica e banale, nè nelle azioni nè nei dialoghi. Il ritmo è incessante, i paesaggi mozzafiato, saltellerete qua e là a spasso per il mondo per ricostruire in un unica immagine l’intricato puzzle creato dai sadici sceneggiatori.
Che chissà quante risate si staranno facendo alle nostre spalle: da canto loro, sostengono di non avere la minima idea di come finirà Lost, nè cosa metterà fine alle vicende dei Naufraghi. La pace? La morte? Una sveglia?

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