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Vita da presidente: lettera aperta a Barack Obama.

Vita da presidente: lettera aperta a Barack Obama.
January 27, 2009 Gio

A guardare le immagini di Barack Obama che da mesi si sovrappongono sullo schermo, si direbbe che gli spettatori non ne abbiano mai abbastanza di carpire particolari della sua vita.

Sarà che da quando è diventato presidente sbaragliando tutti gli avversari, con quella faccia un po’ così, quel colorito (abbronzato, direbbe qualcuno), quel sorrisone, quella famiglia perfetta, non riusciamo a fare a meno di chiederci: chissà che fa Barak adesso? Cosa mangeranno gli Obama oggi a pranzo? Quale sarà la materia preferita di Sasha a scuola? Michelle è davvero sempre felice come vuole farci credere? Roba che non soddisferemmo la nostra curiosità neanche a vivere un anno alla Casa Bianca.

Il circo mediatico che, ovviamente, si è creato intorno alla faccenda, non fa che aumentare l’aurea di buonismo circoscritta ad ogni elezione di tale portata. Ciò non fa che bene al mondo, un po’ di speranza ogni tanto non guasta.

Eppure capita, ogni tanto di pensare che il mondo, tutto, si stia ponendo delle domande fuorvianti: davvero ci importa sapere quale tocco personale darà Michelle alla camera da letto presidenziale? E’ davvero così importante conoscere certi particolari intimi della vita comune di questa comune coppia di quarantenni- presidente e first lady- che hanno ribaltato le loro vite in nome di un’esistenza sotto degli accecanti riflettori politici?

Capita che sotto campagna elettorale o subito dopo essere stati eletti (lo immagino, perchè a me non è mai capitato di essere eletta in alcunchè) si dicano e si facciano delle cose per il gusto di dare una buona immagine di sè all’ intero universo pensante. O perchè, sotto sotto, ti spaventa che tutto stia cambiando e vuoi aggrapparti a qualcosa della tua vecchia vita per impedirle che si disintegri.

Vero Barack, che vorresti fosse tutto come prima?

E’ per questo che una mattina ti svegli e vai a fare jogging come facevi una volta quando non eri che un afroamericano qualsiasi impegnato in politica, con una bella moglie e due graziose bambine bon-ton (o lo sono diventate sulla scia dell’elezione?)? Solo che ora non sei più solo, ma due o tre guardie del corpo ti marcano stretto e grosse e minacciose macchine nere ti seguono per evitare che il killer di turno ti becchi mentre fai quello che facevi prima, correre, magari per digerire il presidenziale pollo fritto della cena.

I giornali e le tv, da bravi reporter di notizie importanti, mettono in primo piano il tailleur canarino di Michelle il gran giorno dell’insediamento e si chiedono il perchè ci abbia abbinato un paio di scarpe verdi; si commuovono a vedere il primo ballo da presidente (lui) e first Lady (lei); si beano dell’educazione di queste due ragazzine che tra qualche anno potrebbero diventare (ma si badi al condizionale, non è detto) moleste come le figlie di Bush o i principini d’Inghilterra.

Erano così carine! Diranno allora tutti, stupendosi di quanto un’aspettativa posso bruciare, se delusa.

Eppure il mondo sta facendo proprio questo: sta caricando un uomo, che già ha preso ben più che un impegno, di ogni sorta di speranza possibile e immaginabile. Michelle decantata come una miss eleganza? Alla prima borsetta non abbinata scatterà il putiferio. Barack sosterrà di risanare le finanze mondiale? Magari la sua sarà solo una vana speranza che da presidente degli Stati Uniti d’America dovrà pur far presente, ma il mondo penderà dalle sue labbra e, per ogni caduta di Wall Street, rovinosa o sopportabile che sia sul piano dell’economia globale, grideranno allo scandalo.

Perchè è di questo che stiamo parlando: fare il Presidente degli Stati Uniti, e farlo da afroamericano, è già una bella sfida. Mantenere alto il buon nome della famiglia, un impegno. Garantire la pace mondiale, un sogno (realizzabile?).

Ma vivere la propria vita senza che nessuno giudichi ogni passo che fai, ancor prima di averlo fatto, questa si, che sarebbe una bella conquista.


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