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Riscopriamo i classici…Dieci Piccoli Indiani.

Riscopriamo i classici…Dieci Piccoli Indiani.
December 25, 2008 Gio

Cari amici, il Natale è passato e s’è portato dietro freddo, neve e gelo.

I regali sono stati scartati, la festa è bella che andata, ormai ci aspetta il capodanno e l’epifania, e, anche per quest’anno, avremo preso i nostri bei chiletti da festeggiamenti.

Come sapete, ormai, BlogPosh è in circolo da un mesetto, avrete imparato a conoscerlo, anche se lesinate i commenti: dove siete?

Oggi, dicevo, siccome la sottoscritta e il suo Blog sono eclettici, parliamo di libri.

In particolare, più che di nuove uscite, mi piacerebbe proporvi una rubrica di riletture, alla scoperta di vecchi classici o capolavori nel cassetto. O ancora, chiacchierare con voi su libri di viaggi, autori, racconti.

Commerciare sulle storie può essere molto remunerativo, ma è decisamente poco romantico. Vivere in maniera disincantata rispetto alla letteratura, in genere, ci porta a capire che scrivere è prima di tutto un business, e poi un bisogno personale. Ciononostante, qualunque fossero i motivi del suo scrivere, la donna di cui parlerò oggi e il romanzo che più di tutti mi ha conquistato, è un emblema de giallo e del thriller d’autore.

Chiaramente parlo di Agatha Christie, regina del Noir, creatrice di personaggi immortali come Hercules Poirot e Miss Marple, quella degli intrecci straordinari, per intenderci.

Quella che, gira e rigira, te ne fa pensare cento prima di rivelarti chi è l’assassino.

In treno, in un lungo viaggio, ho riletto un libro della mia infanzia, “Ten Little Niggers”, che nella versione italiana conoscerete  sicuramente come “Dieci piccoli indiani”.

La cosa più stupefacente è che, per quante volte lo legga, e ormai sono molte, forse troppe, il senso di straniamento e di inquietudine che mi da è sempre il medesimo.

A partire dall’ambientazione: il libro è del ’39, poi riproposto in innumerevoli edizioni anche teatrali e cinematografiche, ma la Christie presenta la sua location in modo inafferabbile eppure così chiaro. La villa, modernissima, situata sul promontorio di un isola, lontana da occhi indiscreti, così accessoriata e allo stesso tempo sprovvista del particolare più insignificante: il padrone di casa. Dieci piccoli indiani, quella della filastrocca che gli ospiti trovano su Nigger Island, appunto, arrivano sull’isola con un motivo preciso, o almeno così pare. Per nessuno di loro il motivo è accreditato, per nessuno di loro è prevista la redenzione. Una voce sconosciuta, la prima sera, li riunisce in sala ed elenca una lunga serie di crimini: è il signor U.N.Owen, che in stretta pronuncia americana pare quasi significhi UNKNOWN, sconosciuto.

Gli ingredienti ci sono tutti: dieci persone terrorizzate su un isola inseguiti da un assassino che pare essere fatto di nebbia; la morte, efferata e punitiva, le cui fila sono guidate da una mano oscura; i soliti eroi di turno che, però, non fano in tempoa  dimostrare il proprio coraggio.

“Dieci piccoi indiani” di Agatha Christie è un piccolo gioiello del giallo, senza macchie e retorica, senza sesso nè eccessi, ma con tante emozioni da dare a chi, come me, volesse riscoprire cosa sia effettivamente un thriller ben costruito.

Il mercato letterario di oggi ci ha abituato a gialli ben confezionati, molto commerciali (d’altronde non è che la Christie fosse da meno), congegnati come una macchina mortale, piena di colpi di scena.

Il libro che vi propongo stasera, sperando che vogliate leggerlo (o rileggerlo), durante queste vacanze, oltre ad avere questi ingredienti, possiede anche il potere, favoloso, di regalare il fermo immagine di ogni scena raccontata, in un misto di inquietudine e smarrimento che, senza necessariamente essere lontani dalla costa di molte miglia su un’isola dal nome misterioso, colpisce e affonda.

Un bacio a tutti!

Giò

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