web
statistics

Il cosmo è davvero sul comò

Il cosmo è davvero sul comò
December 23, 2008 Gio

Cari amici di Blogposh, come avrete capito dalla foto di “copertina”, oggi la rubrica cinema torna prepotentemente sul Blog.

Ieri, con amici, sono andata in un Warner village vicino casa (incredibile la ressa all’entrata della sala…incredibile anche che la gente non capisca che i posti sono ad personam e che non funziona come sull’autobus) per la tradizionale scorpacciata di Aldo Giovanni e Giacomo in versione natalizia. Accuratamente evitati i vari “Natale a Rio” e cinepanettoni di sorta.

Insomma, folla non stratosferica ma sala piena, assolutamente mal informata sulla trama, ma solo sul cambio di regista (da Massimo Venier a Marcello Cesena, il Jean Claude dell’improbabile soap Sensualità a corte a Mai dire…), piena di buone speranze, mai paga della comicità cui, dieci anni or sono, ho regalato tutte le mie risate. Sono della Mai dire gol generation, quella di Tafazzi, dei Bulgari, dei Neonati, delle gag esilaranti, dello stereotipo mai banale, e poi fan dei primi film, “Tre uomini e una gamba”, “Così è la vita” e “Chiedimi se sono felice”, in cui il dolceamaro sapore del rimpianto scivola tra le risate come le canzoni di Bersani, leit motif del film.

Non è che mi aspettassi molto, dopo “Amplagghed” di due anni fa, fatica risparmiata per uno spettaocolo ripreso dal teatro e riconfezionato per un pubblico natalizio più affine.

Eppure.

Eppure, cari amici, con il “Cosmò sul comò” i miei tre amici, stanchi ed emaciati com’erano negli scorsi anni, ritrovano, se non il lustro del incipit, almeno il piacere di confezionare belle storie, buoni sentimenti, tiepide ma sentite risate.

Aihmè, la storia frammentata da episodi (quattro più la linea guida “spirituale” del maestro Tzu Nam e i due imbranati Pin e Puk) fa rimpiangere i veri film da un’ora e mezza abbondante, con una trama articolata, sicuramente più ipegnativa. Dopo Verdone e i suoi “Manuali d’amore”, i comici seguono questa scia delle mini storie, che lasciano sempre quell’amaro in bocca e tanta sana frustrazione.

Il ritmo, nel film, è piacevole e familiare: sullo schermo vecchi amici a raccontare quell’aneddoto che gli hai sentito raccontare tante di quelle volte! ma che ascolteresti sempre. Guest star d’eccezione, Victoria Cabello, Angela Finocchiaro, Marcello Cesena (nei panni di Jean Claude), Raul Cremona. I tre, pare dal primo episodio, continuano a rappresentare lo stereotipo classico: Aldo il siciliano senza arte nè parte, sconclusionato nei modi quanto nella riuscita delle strampalate imprese che, casualmente, riesce a portare a termine; Giovanni, il milanese pignolo e pedante, pedagogo e rompino sin dal primo secondo con mogli, figli e amci; Giacomo, saccente e piagnucolone, dalla perenne pleurite e dall’animo nobile/sfigato/secchione.

Gli ingredienti ci sono tutti, le storie sono carine e sentite. Filo rosso che lega i quattro episodi e quello principe con il maestro Tzu Nam e i due seguaci con i nomi da codice di sicurezza per il cellulare, il titolo, simpaticamente tradotto, che nasconde un significato ben preciso: le cose belle ce le abbiamo sotto il naso, è inutile che le cerchiamo altrove.

Così è per i vacanzieri del primo episodio, che si svegliano ogni anno alle 5 dle mattino per le vacanze intelligenti trascinando mogli e figli estenuati in un villaggio noiosissimo e che trovano la pace nello stadio deserto, ma perfetto per la grigliata, a due passi da casa. E ancora, per il sagrestano furbastro che racimola soldi sulle spalle della questua e di don Giacomo, per comprarsi una moto e fuggire lontano, senza rimorsi; e i quadri viventi, destinati a una vita infelice, immobili su una parete, da cui però, si può scendere con la forza dell’equilibre (en français). Infine, sulla scia dell’amarezza, l’ultmo episodio sulla maternità mancata, forse scene che abbiamo visto troppe volte (lui che corre a casa scapicollandosi quando lei ha temperatura basale perfetta per concepire), ma sempre tenere e commoventi.

Sarà che sono amici di vecchia data e che di risate ce ne hanno date tante; sarà che di batoste ne hanno prese in passato e che di scelte sbagliate, dopo anni di belle gags, ne hanno fatte anche troppe.

Stavolta niente batoste, solo un sorriso uscendo dal cinema, niente risate grasse, che non ce nè bisogno in questi casi: quando si ritrovano degli amici e, soprattutto, una buona morale nascosta dietro la maschera, un sorriso si può dire che basti.

Giò

1 Comment

  1. Nemo 9 years ago

    Un’ottima recensione…pareri discordanti in rete, ma se ne parla cmq….

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*